Concordato Preventivo

CONCORDATO PREVENTIVO (ex artt. 160 ss. L.F.).

Il dott. Nunziante ha maturato una pluriennale esperienza in procedure concorsuali di fallimento e di concordato preventivo in qualità di Curatore Fallimentare e Commissario Giudiziale.

Lo studio si propone quale Advisor Specializzato per la presentazione di piani di concordato preventivo o di ristrutturazione aziendale.

Lo Studio ha stretto negli anni una fitta rete di professionalità diverse (dottori commercialisti, avvocati e ingegneri) abituati a lavorare in team, esperti del settore, consapevoli che il buon esito della procedura di Concordato Preventivo dipende dalla conoscenza normativa, dalla velocità di analisi e stima, e dalla capacità propositiva.
Tutte le professionalità coinvolte, inoltre, hanno estrema dimestichezza con il modus operandi del Tribunale, lavorano a stretto contatto fra loro, per centrare, coesi, l'obbiettivo comune: l'omologazione del concordato.

 

ASPETTI GENERALI E PROCEDURALI

L’imprenditore in crisi ha oggi un nuovo strumento di protezione a sostegno della società, nell’ipotesi di un tentativo di risanamento aziendale.

Sono, infatti, state apportate significative modifiche alla disciplina del concordato preventivo: in particolare è oggi possibile presentare una domanda di concordato “in bianco” che non fornisca, temporaneamente, alcuna indicazione circa:

- l’offerta proposta ai creditori;

- la tipologia di concordato che il debitore intenderà adottare;

- le modalità della sua esecuzione.

E’ stato modificato il nuovo sesto comma dell’art. 161 L. fall. (RD 267/42): l’imprenditore in crisi può oggi depositare il ricorso per l’ammissione al concordato preventivo allegando unicamente i bilanci degli ultimi tre esercizi e riservandosi di presentare successivamente:

- la proposta ai creditori;

- il piano concordatario;

- l’attestazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano;

- tutta la documentazione prescritta dal secondo comma dell’art. 161.

La modifica della legge fallimentare offre oggi uno strumento di difesa molto utile per l’imprenditore in crisi che voglia concordare con i creditori un abbattimento del debito.

Il nuovo concordato consente infatti un’immediata protezione del patrimonio per il periodo necessario all’elaborazione del piano, allo svolgimento delle trattative con i creditori e alla predisposizione della relazione sulla veridicità dei dati aziendali e sulla fattibilità del piano da parte del professionista attentatore.

Si potrà evitare, quindi, il rischio che il tentativo di risanamento sia pregiudicato da iniziative aggressive da parte di quei creditori che tentino di avvantaggiarsi rispetto agli altri con singole azioni esecutive o cautelari.

Il termine entro il quale il debitore dovrà formalizzare la proposta ai creditori sarà fissato dal Giudice e potrà variare da 60 a 120 giorni, prorogabile (con un’eventuale giustificazione) di non oltre 60 giorni. La concreta determinazione del termine dipenderà dalle esigenze del debitore che, però, dovranno essere necessariamente motivate e descritte anche al fine di compararle con l’opposta esigenza dei creditori di ottenere una rapida formulazione della proposta.

Al beneficio sopra descritto non potrà, comunque, essere ammesso l’imprenditore che, nei due anni precedenti, abbia già presentato una domanda di concordato “in bianco” senza che, successivamente, sia intervenuta l’ammissione alla procedura di concordato preventivo o l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti nel frattempo richiesta.

Al fine di evitare utilizzi strumentali della procedura concordataria da parte dell’imprenditore, al solo scopo dilatorio di una dichiarazione di fallimento o per  proseguire l’attività e depauperare l’azienda a danno del ceto creditorio, il legislatore ha previsto obblighi informativi periodici, anche relativi alla gestione finanziaria dell’impresa, che il debitore dovrà assolvere nel periodo che va dalla pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle imprese al decreto di ammissione alla procedura, sino alla scadenza del termine (art. 161, ottavo comma, L. fall.).

Vigilando costantemente sull’andamento dell’attività azienda sarà, infatti, possibile evitare comportamenti che rechino danno al ceto creditorio e valutare la serietà della domanda concordataria.

 

 

ALTRI STRUMENTI DI GESTIONE DELLA CRISI E RISANAMENTO AZIENDALE

 

La riforma del diritto fallimentare ha avuto tra i principali obiettivi quello di agevolare il risanamento dell’impresa in crisi attraverso la valorizzazione degli accordi negoziali al fine di tutelare il valore aziendale e i livelli occupazionali.

Tra i principali obiettivi perseguiti dalla riforma, assume rilevanza la composizione concordata della crisi, attraverso la valorizzazione degli accordi negoziali. L’intento del legislatore è principalmente quello di evitare il ricorso a procedure liquidatorie e/o fallimentari da parte dei soggetti in crisi al fine di tutelare il valore aziendale e i livelli occupazionali.

L’ordinamento giuridico prevede tre diverse procedure, finalizzate alla gestione e al superamento dello stato di crisi delle imprese. Elemento comune è che l’impresa predisponga un piano di risanamento in cui si individuino le cause, analizzino le possibili alternative e delineino nel dettaglio le strategie e gli interventi concreti volti a superare le difficoltà economiche e finanziarie.

Le procedure in esame sono le seguenti:

  1. piano attestato di risanamento (ex art. 67 , L.F.);
  2. accordo di ristrutturazione dei debiti (ex art. 182-bis , L.F.).